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Il Marketing di Gucci

Il mondo del marketing è complesso, lo sappiamo. Ciascun imprenditore cerca il mondo migliore, creativo ed originale per catturare potenziali nuovi clienti.

Sicuramente il mondo social negli ultimi anni ha aiutato molte imprese a consolidare la propria posizione sul mercato ed a fidelizzare i propri clienti o a crearne di nuovi.

Ormai la strategia ominichannel viene sfruttata come una grande vetrina globale dove esporre i propri prodotti e le proprie iniziative, inoltre, se il tutto viene appoggiato da una buona digital marketing strategy, che troviamo molto articolata e variegata a seconda dell’azienda che prendiamo in considerazione, può diventare un grande plusvalore aziendale.

News and strategy

E se il brand, invece, diventasse proprio parte della notizia? E’ quello che è successo nelle ultime settimane al famoso marchio di lusso Gucci.

Tutto è partito dalla modella Armine Harutyunyan, che cominciò a sfilare per Gucci nel 2019, e in un batter d’occhio si è ritrovata in un vero boom mediatico.

A fine agosto è girata per i media la notizia, probabilmente falsa ma mai smentita, che Armine sia stata inserita proprio da Gucci nella lista, mai specificata, delle donne più sensuali/ belle del mondo e subito si è alzato un polverone.

Negli ultimi anni si è diffusa la strategia del newsjacking, ovvero sfruttare una notizia fresca a proprio favore, rielaborandola, ed inserire, così, la propria azienda nel flusso mediatico garantendo più visibilità e più engagement.

Moltissime aziende l’hanno adottato per le proprie pagine social, soprattutto su Instagram e Twitter.

Il potere della diversità

Armine, ragazza armena di 23 anni, “incolpata” di non rientrare nei canoni di bellezza attuali per essere modella di un marchio così importante, è stata presa di mira sul web tra insulti sessisti e body sharing.

Da giorni i media si sono riempiti di post, commenti e meme sulla modella, tra chi la oltraggia e chi, invece, la ammira per il suo self-love che sventola come principio di vita.

Ovviamente per Gucci c’è stato tutt’altro che un ritorno negativo, le visualizzazioni sono aumentate e gli occhi si sono spostati proprio sull’azienda, che come tutto il mondo del lusso esce da un momento difficile post-quarantena.

Tutto questo fa pensare che sia una strategia di marketing studiata a tavolino per dare una spinta al marchio dopo che, ad agosto, ha rialzato i prezzi di alcuni prodotti per riprendersi dal calo delle vendite dovuto alla pandemia.

Sicuramente non è passato inosservato a Lele Panzeri, grande pubblicitario, padre di molti spot passati alla storia, che ha detto a riguardo:

“Non so dire se la modella sia bella o brutta, non so quali siano i requisiti per farlo, dipende da chi guarda. Peraltro, osservandola bene, io la trovo abbastanza affascinante. […] Dal punto di vista pubblicitario, però, direi che la scelta del brand è stata tattica. Si evince il desiderio di emergere dalla massa delle comunicazioni.”

 

Gucci ha sempre utilizzato la strategia del “distinguersi dalla massa”, anche avvalendosi di un diversity manager, per arrivare ai propri clienti e far arrivare il messaggio di diversità e eccentricità che nella moda fanno colpo e portano al successo.

Già a giugno è stato lanciato il progetto fotografico frutto di una collaborazione tra Gucci Beauty e Vogue Italia in cui compariva Ellie Goldstein, la prima modella down dell’azienda.

Ovviamente non solo sulle passerelle Gucci cammina la bellezza della diversità, per esempio nel 2014 fece scalpore Winnie Harlow, che posò per Desigual e diventò la prima modella con la vitiligine del mondo della moda, abbattendo ogni pregiudizio.

Dall’impresa fiorentina, che il prossimo anno festeggerà la sua centesima candelina, abbiamo solo da imparare e prendere spunto.

Gucci è l’azienda di lusso per eccellenza, conosciuta ed amata in tutto il mondo, con più di 300 negozi in tutto il mondo e più di 9 miliardi di fatturato porta in alto la bandiera del made in Italy.